Dal 15 luglio è disponibile in libreria e online la seconda edizione di Didattica della Matematica, il manuale pubblicato da Mondadori Università che dal 2017 è un punto di riferimento per chi insegna, studia oppure vuole semplicemente capire meglio perché la matematica, per tanti bambini e ragazzi, sembra un ostacolo insormontabile invece che un gioco da scoprire.
Non è un libro nato per le famiglie, sia chiaro: è pensato soprattutto per i corsi universitari di didattica della matematica e per chi si sta abilitando all’insegnamento. Ma proprio per questo dice qualcosa di prezioso: ci fa entrare, con un linguaggio rigoroso ma leggibile, nella testa di chi studia da anni come si impara la matematica (non solo come si insegna).
Confessiamolo: quante volte, davanti ai compiti di matematica dei vostri figli, vi siete sentiti un po’ inadeguati? Non tanto per i numeri in sé, quanto per non sapere come aiutarli quando si bloccano, quando si convincono di “non essere portati”, quando un errore diventa una frana emotiva prima ancora che un problema da correggere. Ecco, se questo scenario vi suona familiare, forse questi testo potrebbe interessare anche voi.
Chi ha scritto (e riscritto) “Didattica della Matematica”
Gli autori della prima edizione — Anna Baccaglini-Frank, Pietro Di Martino, Roberto Natalini e Giuseppe Rosolini — sono stati raggiunti in questo nuovo lavoro da Maria Mellone, che porta nel testo un’esperienza concreta di lavoro in contesti scolastici difficili, quelli dove le difficoltà in matematica si intrecciano spesso con difficoltà più ampie, sociali ed emotive.
Il libro, spiegano gli stessi autori nell’introduzione, è stato “rinnovato in ogni suo capitolo”: non un semplice restyling della copertina, ma una riscrittura vera, che tiene conto di nove anni di cambiamenti nella scuola e nella società. E si sente: leggendo l’indice si respira un’attenzione diversa rispetto al 2017, più vicina a come viviamo (e insegniamo) oggi.
Perché “Didattica della Matematica” può interessare anche a chi non insegna
Il cuore del libro, quello che secondo me vale la pena conoscere anche fuori dall’università, riguarda un tema che tocca da vicino ogni famiglia: la differenza tra errore e difficoltà in matematica, e il modo in cui la paura di sbagliare può compromettere l’apprendimento di un bambino ben prima delle sue reali capacità.
Un intero capitolo è dedicato proprio a questo, con un’idea di fondo semplice ma spesso trascurata sia a scuola che a casa: l’errore non va demonizzato, va trattato come una risorsa didattica, un punto di partenza per capire come ragiona davvero chi sta imparando. Quante volte, invece, la nostra reazione istintiva davanti a un errore nei compiti è la correzione immediata, senza fermarci a chiederci perché nostro figlio ha ragionato in quel modo?
Un altro capitolo affronta le difficoltà legate a DSA e BES, introducendo un modello a quattro domini per riconoscere i diversi profili di apprendimento. Ed è stata aggiunta, in questa nuova edizione, una sezione purtroppo particolarmente attuale: quella su come la povertà educativa e i contesti di svantaggio socio-culturale possano generare difficoltà spesso scambiate per veri e propri disturbi. Una distinzione che non è affatto scontata, e che può cambiare completamente il modo in cui un insegnante, o un genitore, legge le fatiche di un bambino.
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Le vere novità di questa seconda edizione
Rispetto al testo del 2017, cambia molto. Ecco cosa segnalano gli autori come le differenze più significative:
Capitoli riorganizzati: quello sugli ambienti digitali e quello, prima relegato in appendice, sulla comunicazione della matematica trovano ora spazio pieno nel testo, con proposte pratiche molto concrete — come i laboratori sulla “moltiplicazione della gelosia” o i giochi di carte probabilistici, pensati per rendere la matematica qualcosa da fare con le mani, non solo da capire in astratto.
Un primo sguardo all’intelligenza artificiale: il manuale discute il ruolo dei grandi modelli linguistici nella matematica contemporanea, e di come algebra lineare, probabilità e calcolo differenziale siano alla base delle reti neurali che oggi usiamo tutti i giorni, spesso senza saperlo.
Teorie dell’apprendimento ampliate, con l’inclusione di prospettive come la Teoria dell’Oggettivazione di Luis Radford e l’Embodied Cognition, che studia come il corpo e i gesti — non solo la mente — influenzino il pensiero matematico. Un’idea che, se ci pensiamo, i bambini piccoli applicano da soli ogni giorno, contando sulle dita o disegnando per capire un problema.
Riferimenti normativi aggiornati, dopo il cambiamento delle Indicazioni Nazionali sia per il primo che per il secondo ciclo.
Per chi è pensato “Didattica della Matematica “
Gli autori sono onesti su questo punto: il pubblico principale resta chi insegna o si sta formando per farlo — studenti di laurea magistrale in matematica, insegnanti di scuola secondaria (e in parte primaria) in cerca di un confronto con la ricerca. Ma nell’introduzione aggiungono anche una terza categoria di lettori: chi ha semplicemente la curiosità di capire perché, dal punto di vista didattico, la matematica risulti spesso così difficile. Ecco, se siete genitori che si sono fatti spesso questa domanda guardando i quaderni dei propri figli, forse è proprio a voi che gli autori stavano pensando, almeno un po’.
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I dati del libro
Didattica della Matematica, seconda edizione — Anna Baccaglini-Frank, Pietro Di Martino, Maria Mellone, Roberto Natalini, Giuseppe Rosolini
Editore: Mondadori Università
Pagine: XIV-258, ISBN 9791220603195, € 25,00
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