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Albi illustrati e matematica – Scienza nella scienza

Negli ultimi anni, in ambito didattico, è diventato sempre più crescente l’interesse degli insegnanti verso il binomio albi illustrati e matematica.

Per questa ragione le case editrici stanno cercando di rispondere adeguatamente alla richiesta, ampliando notevolmente la propria offerta.

Albi illustrati e matematica - Perché non volo?
Perché non volo?

La scelta può ricadere su tantissime proposte. Furbetto per esempio sta leggendo in classe Perché non volo? e se non l’avete già fatto, vi invito a leggere l’articolo in cui ne parlo.

Oggi però non vorrei trattare di un titolo in particolare. O meglio, lo farò, ma solo per metterne in risalto la struttura che, già di per se, ha connotati razionali e scientifici.

Albi illustrati e matematica: scienza nella scienza

Scrivere di matematica non è cosa semplice. Scrivere di matematica utilizzando albi illustrati lo è ancora di meno.

Se il pubblico a cui ci si rivolge sta muovendo i primi passi nella disciplina, è importante utilizzare un linguaggio semplice ma rigoroso, facendo attenzione a non annoiare.

I bambini vogliono storie. Amano essere stupiti. Vogliono essere trasportati in mondi fantastici attraverso le ali della fantasia.

Ma come si fa a scrivere un albo illustrato di successo? Ho scoperto che nulla è lasciato al caso.

A partire dalla scrittura e dalle illustrazioni, fino ad arrivare all’impaginazione, esistono regole ben precise da rispettare.

Come si progetta un albo illustrato

Tempo fa, digitando su Google “Come si scrive un albo illustrato?”, mi sono imbattuta in un video molto interessante. Siete curiosi? Continuate a leggere.

Quando si progetta un libro si deve sottostare a delle regole percettive importantissime. Le segue il nostro occhio ma anche il nostro cervello.

Tali regole percettive sono vincolate in alcuni casi al nostro sistema culturale, in altri a questioni organiche, cioè a come le immagini appaiono sulla nostra retina.

Di seguito farò una trascrizione, il più fedele possibile, di quanto spiegato da Teresa Porcella in alcuni punti salienti del video.

Prima regola percettiva

Noi siamo occidentali e ci hanno insegnato a leggere e scrivere da sinistra a destra, dall’alto verso il basso. Questo tipo di lettura vale sia per i testi scritti che per le immagini.

Se prendiamo un libro e osserviamo una pagina, il punto che il nostro occhio vede maggiormente è quello centrale.

Poi continua a leggere l’immagine lungo la diagonale di lettura: da sinistra a destra, dall’alto verso il basso. In figura, entrata ed uscita dello sguardo sono indicate dalle frecce.

Cosa succede invece se l’immagine, anziché essere disposta su pagina singola, si estende su doppia pagina? Avremo lo stesso schema precedente ma con il centro leggermente spostato.

L’ultimo caso è quello di due immagini su pagine singole affiancate. Anche qui la situazione è schematizzata in figura.

Abbiamo due centri, due diagonali di lettura e soprattutto cambiano gli ingressi e le uscite. In particolare la pagina a destra è quella che resta più impressa, perché è l’ultima ad essere vista.

Quando progettiamo un libro illustrato quindi, non possiamo mai dimenticare a quale sistema percettivo ci stiamo riferendo.

Seconda regola percettiva

Osservate bene questa immagine.

Chiedendo ai bambini, ma anche agli adulti: <<Chi sono i due fratelli?”>>, normalmente la risposta ricade sui triangoli.

Questo perché fra tutte le forme ce ne sono due che sono diverse da tutte le altre. Vale la regola percettiva: la forma è più forte della prossimità.

Anche i primi due cerchi potrebbero essere “fratelli”, sono anche più vicini, ma lo sguardo è attratto dalle due uniche forme differenti.

Coloriamo di rosso un triangolo ed un cerchio. Ponendo la stessa domanda di prima, la risposta cambia. I fratelli sono le figure in rosso.

In questo caso vale la regola percettiva: il colore vince sulla forma e sulla prossimità. Questo vale sia per gli occidentali che per gli orientali, poiché il nostro cervello mappa per differenze.

Sfruttando queste semplici regole si può raccontare qualsiasi storia con pochissimi elementi grafici.

Esempio 1

“Cappuccetto Rosso esce dal bosco e incontra il lupo”.

Guardando l’immagine non c’è bisogno di specificare nulla, si capisce benissimo dov’è il bosco, chi sia Cappuccetto Rosso e chi sia il lupo.

Se fossimo però degli orientali, senza toccare l’immagine la storia diventerebbe così: “Il lupo insegue Cappuccetto Rosso che si nasconde nel bosco”.

Esempio 2

“Pollicino era il più coraggioso di tutti i suoi fratelli, l’unico in grado di affrontare l’orco”.

Anche qui si intuisce chiaramente che i fratelli sono il gruppetto più a sinistra e lo sono per prossimità. Pollicino è quello che si stacca dal gruppo ed è quindi il più coraggioso. L’orco è il più grande e spaventoso.

L’importanza di copertina e sguardie

L’altra cosa importante, a cui spesso non si presta troppa attenzione leggendo un libro, è la struttura della copertina che invece fornisce indicazioni precise su come leggerlo.

La prima cosa da fare è aprire l’albo illustrato e guardarne il retro. Se la prima e la quarta di copertina si mostrano in continuità, molto probabilmente questa sarà anche la struttura dell’interno.

Viceversa, se non sono in continuità, dobbiamo farci venire il dubbio che lo specchio di pagina interno sia singolo oppure, al massimo, alternato.

Le sguardie invece sono quelle due pagine dell’albo illustrato che vengono incollate nella parte interna della copertina cartonata. Precedono il frontespizio e l’inizio della storia vera e propria.

Anche se sono la prima cosa che vediamo, spesso non ce ne rendiamo conto; a volte perché sono bianche o neutre, altre perché stanno assolvendo pienamente alla loro funzione.

Le sguardie servono a traghettare non solo dentro il libro ma addirittura dentro la storia, di cui spesso sono parte integrante.

Esistono infatti albi che iniziano nelle sguardie, sfruttandone la posizione per raccontare qualcosa in più della storia e fornire al lettore maggiori strumenti interpretativi.

Albi illustrati e matematica: Mamma!

Mamma! è un albo illustrato di Mario Ramos, edito dalla casa editrice Babalibri. È un esempio lampante di un libro dove il rapporto tra testo e immagine è assolutamente geniale.

Un buon libro è prima di tutto una buona storia. Il testo e i disegni sono intimamente legati, entrambi raccontano la storia. Senza dimenticare l’umorismo (la cortesia della disperazione), cerco la semplicità (che a volte richiede molto lavoro).

Un albo per bambini parla anche agli adulti, da qui l’importanza dei diversi livelli di lettura. Comunque, un bambino capisce sempre molto più di quanto pensi.

Mario Ramos

Sul sito dedicato all’autore troverete biografia, opere e giochi interattivi realizzati con le sue illustrazioni. Inoltre ogni albo illustrato, uscito dalla sua penna, è corredato di spiegazioni e curiosità.

Mamma! – Breve trama

Un bambino chiama sua madre in ogni pagina, visibilmente spaventato: la sua casa è piena di animali insoliti. Ma non è questo a fargli paura. Il finale sorprende, nessuno se lo aspetta, neanche i grandi.

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E allora si torna indietro alla prima pagina per esclamare: <<È vero!>>. Dopodiché si riguarda il libro, tutto da capo, si osservano i dettagli, si scoprono con occhi nuovi le immagini e si impara a contare.

L’autore lo definisce un libro che parla dei diversi modi di vedere le cose: i bambini hanno una visione frammentata della realtà, gli adulti ne hanno una globale. Però spesso i bambini riescono a vedere i piccoli dettagli, quelli che sfuggono ai grandi.

Mamma! – Numeri e quantità

In ogni pagina dell’albo le illustrazioni di Ramos rappresentano numeri e quantità. Come spiega lo stesso autore:

Nella pagina dei due leoni, il 2 è su Gazelle Magazine, che è la loro rivista preferita. In quella dei quattro coccodrilli, il 4 si trova sul profumo Chanel 4, un profumo che non esiste. È più economico di Chanel 5 ma ha un cattivo odore e non è mai stato commercializzato. In quella degli otto maiali, l’8 è sul puzzle di Cappuccetto Rosso.

Mario Ramos

Ora che abbiamo imparato a riconoscere la struttura di un albo illustrato, non possiamo non accorgerci che sono le sguardie a indicare il legame con i numeri.

Sulle pagine di copertina, infatti, ci sono i numeri da 1 a 2970. Per riprendere la battuta del video, non si tratta di tabulati telefonici, Ramos non è affatto impazzito.

L’ho fatto per dimostrare che con le 9 cifre più lo 0 i numeri sono infiniti (mi ha sempre affascinato). Un giorno, in dedica, una signora mi disse che rappresentava il numero di volte che dici “mamma” nella tua vita. L’ho trovato molto poetico.

Mario Ramos

Scienza nella scienza

Teresa Porcella analizza questo albo e molti altri in modo molto approfondito, mostrando con estrema chiarezza le tecniche che hanno reso alcuni testi dei veri e propri capolavori di ingegno.

Esattamente come Mamma! dove fin dalla prima pagina, sfruttando sapientemente le regole percettive, Ramos nasconde il motivo che regge tutta la storia.

Se quindi volete introdurre i bambini nel mondo dei numeri e delle quantità, desiderate alimentare il loro spirito di osservazione o semplicemente volete un libro tutto da ridere, Mamma! fa davvero al caso vostro.

Se invece avete una storia nel cassetto e non sapete da dove cominciare per sviluppare la vostra idea, guardate il video. Ora lo so, matematici non ci si improvvisa, scrittori e illustratori nemmeno!

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