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Olafur Eliasson la geometria diventa arte

Pronunciando il nome di Olafur Eliasson la geometria diventa arte, in un battito di ciglia che trasforma lo spazio-tempo in bellezza e incanto.

Fino al 22 gennaio Palazzo Strozzi a Firenze ospita “Nel tuo tempo” una mostra che coinvolge gli ambienti rinascimentali attraverso le opere e la visione dell’artista islandese.

Olafur ha lavorato sugli spazi con installazioni storiche e nuove produzioni, rendendo la location uno spazio dinamico di cui il visitatore diventa protagonista.

Olafur Eliasson e la geometria

La geometria come studio delle forme del mondo, la luce, il colore e l’ambiente sono elementi ricorrenti nell’arte di Eliasson. Come egli stesso afferma:

”Una delle cose che l’arte può fare, e non è l’unica cosa, è che può dare una sorta di “narrazione fisica” a qualcosa che si conosce solo in teoria.

Penso che abbiamo una migliore capacità di tradurre la nostra indagine critica in azione una volta che abbiamo una relazione fisica con il mondo.”

Grazie alla meraviglia l’uomo spinge la propria mente oltre i confini. Osserva la natura per com-prendere e cogliere l’essenza della vita.

Olafur Eliasson la geometria
Olafur Eliasson: Nel tuo tempo, Your timekeeping window

È dalla natura che prende in prestito forme e geometrie, sulle quali costruire teorie scientifiche, artistiche e filosofiche.

E le opere di Olafur rappresentano proprio la sublimazione di questo processo creativo, dove niente è immobile, tutto si trasforma, nel tempo e nello spazio.

Nel tuo tempo – Geometrie e illusioni

Visitando la mostra di Palazzo Strozzi si resta impressionati da illusioni ottiche, giochi di riflessi e figure geometriche cangianti.

Le opere giocano sull’ambiguità del niente è come sembra, in un’epoca in cui siamo abituati al tutto o niente, al bianco o nero, alle verità assolute.

Eliasson ci costringe a pensare, a riflettere sulle sfaccettature di ciò che ci circonda. E non sono forse le domande a contare infinitamente di più delle risposte?

Gran parte delle difficoltà degli studenti di oggi nascono dall’incapacità di studiare in modo critico.

E se iniziassimo a crescere figli capaci di porre domande piuttosto che rispondere, come vogliamo noi, a quelle che gli vengono fatte quotidianamente?

Olafur Eliasson la geometria del percorso espositivo

Ecco un breve assaggio delle opere che vedrete. Avrei voluto inserirne molte altre ma preferisco non togliervi il gusto della scoperta.

Olafur Eliasson la geometria di Under the weather

Il punto di partenza della mostra è “Under the weather” l’opera site specific di Olafur Eliasson realizzata per il cortile di Palazzo Strozzi.

L’installazione è costituita da una struttura ellittica di 11 metri sospesa a 8 metri d’altezza che cambia a seconda della prospettiva dello spettatore.

Da particolari punti di osservazione, alle due estremità del cortile, lo schermo appare circolare.

Non appena i visitatori si spostano a destra o a sinistra, avanti o indietro, l’illusione crolla e la forma ellittica torna evidente.

Olafur Eliasson la geometria - Ellisse
Under the weather

Ciò che rende veramente particolare l’opera è l’utilizzo del cosiddetto “effetto moiré”, un particolare fenomeno ottico.

Questo si crea quando due o più griglie, o motivi simili, vengono sovrapposti creando un effetto di sfarfallio o interferenza visiva.

Prendendo ispirazione da questo fenomeno Fondazione Palazzo Strozzi ha dato il via a Effetto Moiré, un ciclo di visite guidate speciali tra arte e scienza.

Condotte in tandem da un educatore museale e un fisico, mostrano come avvicinarsi alle opere di Olafur Eliasson da una doppia prospettiva, tra ricerca artistica e studio scientifico.

Olafur Eliasson la geometria di How do we live together

L’ altra opera che richiama il tema di circonferenza ed ellisse, già introdotto nel cortile, è How do we live together.

Essa è costituita da un grande arco metallico che invade in diagonale lo spazio di una sala in cui il soffitto è rivestito da una superficie a specchio.

How do we live together
How do we live together

Attraverso di essa l’arco sembra raddoppiare diventando una circonferenza, una sorta di anello che unisce lo spazio reale con quello irreale.

Firefly double-polyhedron sphere experiment

La geometria di questo lavoro è il prodotto di decenni di ricerca intrapresa presso lo Studio Olafur Eliasson.

Due poliedri complessi sono incorporati uno dentro l’altro, entrambi realizzati in varie tonalità di vetro filtrante effetto colore iridescente.

Si tratta un materiale speciale che riflette la luce di un unico colore lasciando passare le restanti tonalità.

Firefly double-polyhedron sphere experiment
Firefly double-polyhedron sphere experiment

Mentre la forma interna ruota lentamente attorno all’asse centrale, le lastre sovrapposte di vetro policromo producono sfumature in costante cambiamento.

Piccoli faretti a LED montati sulla cornice illuminano il centro della scultura e si riflettono nuovamente attraverso gli interstizi della costruzione.

Le luci brillano al suo interno, come lucciole, in un’ampia gamma di colori e proiettano forme e ombre complesse e variegate sullo spazio circostante.

Colour spectrum kaleidoscope

Nella stessa sala l’opera dialoga con Colour spectrum kaleidoscope, grande caleidoscopio esagonale fatto di specchi dicromatici di vari colori.

Colour spectrum kaleidoscope
Colour spectrum kaleidoscope

Come afferma Eliasson:

“I caleidoscopi giocano sul fatto che quello che vediamo può essere facilmente disorganizzato oppure riconfigurato.

Utilizzano un approccio ludico per mostrarci diversi modi di guardare il mondo; in questo senso potremmo dire che un caleidoscopio rappresenta una prospettiva diversa”.

Un’ estremità del caleidoscopio è costituita da un’apertura stretta mentre, sul lato opposto, vi è un’estremità più larga.

Gli spettatori sbirciano per vedere l’ambiente circostante e il movimento degli altri spettatori riflessi in una miriade di colori e sfaccettature.

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Perché visitare la mostra

La vera ragione per visitare la mostra? È BELLA, oggettivamente. Sfido chiunque a dire il contrario.

Ho provato a descriverla e incuriosirvi ma dovete andarci, a parole non si può spiegare. E nemmeno con la fotografia.

E’ una mostra da vivere, perché ognuno la percepisce in maniera differente. Ogni opera sorprende.

All’artista basta un raggio di luce e voilà, la meraviglia si svela di fronte agli occhi dello spettatore.

Perché è di uno spettacolo vero e proprio che stiamo parlando, di cui noi osservatori siamo i protagonisti.

Ad ogni passo, in ogni stanza, non si può fare a meno di interrogarsi e provare ammirazione. Le idee di Olafur, nella loro semplicità, sono semplicemente geniali.

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